Un “viaggio nei sogni” di Miró nella città italiana di Parma | Cultura e spettacolo | Edizione americana

L'”alfabeto allegro” pittorico dell’artista spagnolo Joan Miró è arrivato a Parma (nord), capitale italiana della cultura nel 2021, in una mostra inaugurata oggi che è “un viaggio nei sogni” del pittore, racconta a Efe il curatore della mostra, Stefano Roffi.

La mostra, intitolata “Joan Miró. Il colore dei sogni” e composta da 49 opere originali, è visitabile fino al 12 dicembre presso la Fondazione Magnani Rocca della città italiana, organizzata in collaborazione con la Fondazione Mapfre.

“Dopo un lungo periodo in cui la vita di tutti ha assunto tinte cupe, abbiamo voluto offrire un segno di rinnovata energia” attraverso opere che “donano al colore un significato espressivo e assoluto come mai prima d’ora”, giustifica Roffi a proposito dell’elezione di Miró (1893 -1983) per questi tempi di pandemia.

E mette in luce la perenne “fiducia” di un artista che “anche durante la seconda guerra mondiale, quando sembrava non esserci più speranza nell’umanità, ha realizzato opere intensamente poetiche” che contribuiscono a “ristabilire l’armonia del mondo quando è turbato” con la sua “dimensione onirica” ​​e il suo “alfabeto felice”.

Algunas de esas obras, como “Personaggi e uccello nella notte” (1942), “Personaggio, uccello, stella” (1942) o “Donna circondata da uccelli che guarda il sorgere di una stella” (1942), expuestas desde hoy a Parma , è una muestra de ello.

Un altro dei gioielli della mostra è “Le chant de l’oiseau à la rosée de la lune” (1955), dove i classici di Miró rosso, blu e giallo iniziano ad essere mostrati con più evidenza, vicino al suo dipinto più caratteristico, realizzato soprattutto negli anni settanta.

Sebbene sempre attorno a una serie di temi ricorrenti -uccelli, cieli stellati, donne-, l’artista catalano “spesso si reinventa”, ha detto Roffi a Efe.

“La pittura di Miró tende all’astrazione; tuttavia, nelle forme fantastiche multicolori giustapposte tra loro, c’è quasi sempre una traccia di realtà: un occhio, una mano, la luna”, sottolinea il curatore, anche direttore scientifico della Fondazione. Magnani Rocca.

Algunas de las pinturas de las últimas décadas, entre las que destacan lienzos de gran formato, his “Women and Birds” (1969), “Character davanti alla luna” (1976) o “Horses messi in fuga da un uccello” ( 1976).

In quest’ultimo, Miró “massa letteralmente la pittura come la intendiamo comunemente, con alcuni parallelismi con l’espressionismo nordamericano, con l’idea che la pittura debba essere un flusso continuo risultante da una profonda esplosione creativa”.

“Miró rappresenta la libertà nella pittura, l’anticonformismo, la trasgressione rispetto agli schemi tradizionali della rappresentazione artistica”, aggiunge Roffi.

Spicca il talento dell’artista, che nel 1954 gli valse il Gran Premio Internazionale della Grafica alla Biennale di Venezia, così come il suo “impegno politico, etico, culturale e sociale a favore del suo Paese”.

Ora è l’Italia – la cui “bellezza millenaria” ha sempre “affascinato” Miró – il paese che lo ricorda con una mostra che lascia “la sensazione di aver fatto un viaggio nei sogni dell’artista”.

Adriana Zampa

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